FAMOUDOU DON MOYE "ODYSSEY & LEGACY TRIO" (USA)

Live

Ingresso: 40,00€

Streaming

Prezzo: 8,00€

ATTENZIONE!!! CONCERTO CANCELLATO
In ottemperanza all'ultimo Decreto Ministeriale emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri,
questo concerto è stato cancellato.
Al momento non è previsto il recupero di questa data nella Stagione in corso. Nel caso, forniremo ulteriori comunicazioni in questa pagina.

Il funambolico batterista e percussionista Famoudou Don Moye, membro stabile e storico del leggendario Art Ensemble of Chicago, presenta un tributo alla tradizione percussiva afroamericana e alle sue origini e influenze della diaspora africana. Il repertorio musicale comprende, oltre a sue note composizioni, brani di Lester Bowie, Joseph Jarman, Chico Freeman, Roscoe Mitchell, Dudu Kouaté, Simon Sieger e altri. L’intenzione di Famoudou è quella di enfatizzare quanto più possibile la relazione storica tra gli ottoni e le espressioni delle percussioni. A tal fine ha coinvolto Dudu Kouaté e Simon Sieger, due musicisti di smisurato talento, come lui dotati di un'approfondita conoscenza delle tradizioni di jazz, blues e funk, abili sia come solisti sia nell’improvvisazione collettiva. 
Famoudou Don Moye nasce a Rochester (USA) nel 1946 in una famiglia amante della musica e viene “esposto” al jazz sin dalla più tenera età: accanto al luogo di lavoro della madre si trova un noto jazz club cittadino che vede transitare musicisti come Kenny Burrell e Jimmy McGriff. I suoi zii suonano il sax e suo padre la batteria. Sua madre lo porta ad assistere a vari spettacoli, come Opera Under the Stars, e a concerti di Mahalia Jackson. Studia musica e filosofia alla Wayne State University di Detroit e nel condominio in cui vive abita anche il trombettista Charles Moore, che diventa in breve il suo mentore. Nel 1966 proprio a Detroit ha modo di ascoltare per la prima volta il trio di Roscoe Mitchell al sax, Lester Bowie alla tromba e Malachi Favors al basso a cui più tardi si unirà il sassofonista Joseph Jarman. Moye suona negli African Cultural Ensemble, che includono musicisti provenienti da paesi africani come il Ghana, e con i Detroit Free Jazz, che è proprio la band di Moore. È in questo periodo che conosce e si avvicina all'Association for the Advancement of Creative Musicians (AACM). All'inizio del 1968, la band di Moore tiene una tournée in Europa e Moye decide di fermarsi lì per successivi due anni, facendo tournée e visitando il continente e il Nord Africa. Nel 1969, l'Art Ensemble of Chicago, divenuto nel frattempo un quartetto ma sempre orfano di un percussionista, attraversa l'Atlantico e giunge in Europa per esibirsi in tutto il continente. Moye all'epoca sta provando e suonando a Parigi, presso l'American Center for Students and Artists, dove musicisti come Art Taylor e Johnny Griffin si esercitano in collettivo. Quando Mitchell incontra Moye al Centro gli chiede di unirsi al suo gruppo, già noto come Art Ensemble di Chicago, che aveva già pubblicato diverse registrazioni tra cui tre uscite per l'etichetta europea BYG Actual, registrazioni che includevano sì delle percussioni, ma tutte suonate da Mitchell, Bowie, Favors o Jarman. Rientrato negli States all'inizio degli anni '70, Don suona con il Black Artists Group di St. Louis, prima di stabilirsi definitivamente nell'area di Chicago. Si esibisce anche in duo con il collega percussionista Steve McCall, in seguito membro degli Air con Henry Threadgil, mentre prosegue il suo sodalizio con l’AEC, con il quale -ad oggi- ha registrato più di 70 CD tra i 180 CD della sua discografia e con cui continua a esibirsi e registrare. A metà degli anni '80, Moye si unisce ai Leaders, con Lester Bowie, Chico Freeman, Arthur Blythe, Cecil McBee e Kirk Lightsey. Moye ha anche registrato numerosi album da solista e come leader della sua band. In tour e in studio con l'AEC nel corso di tutti gli anni '90, Don e l’ensemble subiscono un duro colpo con la morte di Bowie nel 1999. Altri gruppi che ha guidato negli anni '90 includono la Joseph Jarman / Famoudou Don Moye Magic Triangle Band e il Sun Percussion Summit (con Enoch Williamson), dedicato all'esplorazione delle tradizioni della musica percussiva afro-americana. Universalmente noto e riconosciuto per la sua sconfinata conoscenza e gli approfonditi studi sui ritmi mondiali e sulla musica afro-carabica, continua la sua ricerca sui ritmi tradizionali di Guinea, Mali, Senegal, Congo, Marocco, Cuba, e il Blues, Gospel, Jazz e la musica popolare della tradizione culturale afroamericana. Don si riferisce al proprio stile percussivo appellandolo Sun Percussion. È costantemente impegnato nella ricerca di The Pan African Pulse in tutta la Diaspora e oltre. Presenta con assiduità workshop e masterclass a livello internazionale per batteria, percussioni e improvvisazione multistrumentale per singoli e collettivi: al GRIM (Gruppo di Ricerca di Improvvisazione Musicale) a Marsiglia, al Conservatorio Musicale di Brest, all’Università di Tolosa (Francia), presso il FOL (Fédération des Oeuvres Laïques) a Casablanca, in Marocco, all’Apositsia Festival di St Pietroburgo, in Russia, e in molte altre situazioni. In Italia ha collaborato con diversi musicisti napoletani, tra cui Tony Esposito, Pino Daniele, James Senese, Rino Zurzolo, Ernesto Vitolo e Tullio De Piscopo.

Dudu Kouaté. Nasce in Senegal nel 1963 da una famiglia di griot, noti per essere i conservatori della tradizione culturale e musicale africana. Dopo gli studi umanistici nel suo Paese parte per l’Europa. Vive a Bergamo, dove insegna le percussioni africane da molti anni. Dal 2017 collabora in pianta stabile con l’Art Ensemble di Chicago di Roscoe Mitchell e Don Moye. Tiene seminari sulla storia degli strumenti tradizionali africani cercando di tracciare i confini territoriali delle popolazioni e divulgando la tradizione culturale africana attraverso racconti di fiabe musicate. Musicista polistrumentista, suona in diverse formazioni musicali e non solo, musica afro-jazz, moderna, tradizionale e contemporanea. La ricerca costante del suono lo spinge sempre verso nuove esperienze nel mondo della musica. Valorizzatore riconosciuto degli strumenti tradizionali, riesce a trovare loro una giusta collocazione all’interno dei contesti musicali più diversi. Nel 2018 esce l’album Africation in cui Dudù interpreta il ruolo assegnatogli dalla tradizione e lo fa rivivere in chiave moderna e multiculturale: i brani infatti sono prevalentemente cantati nella sua lingua madre, Wolof, con qualche richiamo al Bambarà e con frasi in francese e in italiano, ed esprimono una intensa carica emozionale grazie anche all’utilizzo di sonorità inedite e originali. Oltre ai testi dei singoli brani, quello che colpisce di Africation è il fatto di essere plasmato su una sinfonia di strumenti, una polifonia che crea atmosfere magiche e rievocative: dal liuto berbero (xalam) alla kanjira, dal djembè agli strumenti a fiato tradizionali africani e al didgeridoo che simbolicamente rapiscono l’ascoltatore portandolo in una dimensione inesplorata e coinvolgente. Collabora con il sassofonista Guido Bombardieri, con cui ha fondato il duo Pensieri Africani, è fondatore del trio Zayt e Komiel e collabora stabilmente con i gruppi Odwalla e Multikulti e con molti altri musicisti italiani ed europei.

Simon Sieger. Nato in Francia nel 1986, ha trascorso la prima infanzia a Briey-en-forêt. Suo padre, sassofonista e attore della scena jazz e free jazz della regione, gli insegna le basi della musica e dell'improvvisazione sin dall'età di quattro anni. All'età di nove anni, i genitori di Simon si trasferiscono in India ed è lì che Simon completa e apprpfondisce la sua conoscenza del jazz, ma anche della musica classica e mondiale. Una volta conseguito il diploma di maturità, Simon decide di tentare la fortuna in Francia. Sbarca a Marsiglia dove, suonando il trombone sotto un cavalcavia, viene subito notato e ingaggiato da un gruppo musicale locale. Rapidamente conosce e incontra i principali musicisti della scena marsigliese, in particolare Jean-Marc Montera e Ahmad Compaoré, durante i suoi studi di musicologia presso la facoltà di Aix-Marseille. L'incontro decisivo è quello con il chitarrista Thomas Weirich; insieme danno il via a più di una dozzina di progetti, compreso quello che culmina nel suo primo disco per l'etichetta Durance, Thèmes et Variations. Da dieci anni i due compagni esplorano le terre selvagge della musica. Dopo questo incontro i due musicisti decidono di avvicinarsi a Raphaël Imbert che, affascinato dalla loro inventiva e dal loro gusto per il jazz e l'improvvisazione, li fa ben presto entrare nella Nine Spirit Company, dove ora occupano un posto di rilievo. Oggi Simon Sieger conduce le sue attività di ricercatore in musicologia (dottorato sotto la direzione di Christine Esclapez), e la sua attività di musicista jazz all'interno della Nine Spirit Company e come pioniere culturale in vari gruppi estemporanei, tra cui anche l’AEC.