PRINSI RAIMUND

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05/04/2014 ore 21:30

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DATA UNICA - PROGETTO SPECIALE PER IL FOLKCLUB
La reunion di una storica band del folk revival italiano

Copertina_LP_Stallaggio_del_Leon_D_Oro.1.jpg Nel libro FolkClub, di Franco Lucà, ecco come Maurizio Rinaldi racconta la genesi del gruppo: “I Giardini dell’Invenzione. Tutto comincia lì. […] Nella seconda metà degli anni ’70 il Comune di Torino aveva intrapreso la lodevole iniziativa di lasciare ai giovani, in giorni prestabiliti, i giardini di Piazza Cavour, perché ne facessero un loro territorio in cui riversare idee e attività […] in quell’atmosfera effervescente si esibì, mi pare nel maggio 1977, un gruppo eterogeneo di una mezza dozzina di musicisti che in comune avevano, forse, una sola cosa: suonavano strumenti acustici e alcuni di questi erano piuttosto inusuali. Accanto alle solite chitarre erano apparsi mandole, mandolini, violini e uno strano aggeggio dal suono a tratti francamente un po’ stridulo: la ghironda. […] A quell’epoca, all’acustico e al folk si associava immediatamente l’idea del canto politico, stile Cantacronache, cioè molta voce e strumenti unicamente d’accompagnamento. Invece questo gruppo mostrava un impatto sonoro inedito con forte ritmicità e marcata strumentalità […] il repertorio del gruppo si basava in gran parte su danze tradizionali di varia origine: irlandesi, francesi, italiane e anche, in nuce, qualcosa di piemontese. Nessuno lo sapeva allora, ma in quel gruppo si agitava l’embrione del nuovo folk revival piemontese […] Facevo anche io parte di quel gruppo e, macinando note, osservavo esterrefatto l’incredibile successo che stava riscuotendo. […] si sciolse, dando vita a diverse formazioni musicali, tra cui quella del vostro servitore: Prinsi Raimund. […] Eravamo i primi musicisti folk del nord Italia a far saltare la gente sulle sedie.” E Franco chiosa: “Appaiono all’improvviso, sospinti dal travolgente folk anglo-francese che da dieci anni detta legge in Europa e, con la stessa fulmineità, scompaiono. A loro il merito di aprire la strada al folk locale in luogo della canzone sociale e di protesta, sia concentrando l’attenzione sulle altre culture locali, sia sovvertendo completamente il panorama della strumentazione musicale: in secondo piano appare la chitarra acustica, primedonne sono invece dulcimer, ghironde, organetti, cornamuse, fiati. […]. La loro determinazione e una bravura innegabile non passano inosservati, anzi ricevono consensi entusiastici […]”.
Il trio dei Prinsi Raimund, composto da Silvio Orlandi, Maurizio Rinaldi e Gianni Vaccarino, ha tenuto il suo primo concerto ufficiale nel 1977 ai famosi Punti Verdi, rassegna estiva di spettacoli nei parchi della città. Il repertorio inizialmente è solo strumentale, composto da brani della tradizione irlandese, bretone e del folk del nord Italia. I Prinsi Raimund tengono un applauditissimo concerto al FolkStudio di Roma e successivamente accompagnano in tournée la cantante francese Veronique Chalot. Le nuove esperienze convincono il trio a dedicarsi esclusivamente al repertorio tradizionale piemontese con un occhio di riguardo alla musica antica. Ai loro concerti prende parte attiva anche l’animatrice di danza Marcella Manzini. Nella primavera ‘79 esce l’album autoprodotto Lo Stallaggio del Leon d’Oro nel quale il trio si completa, inserendo nella track list anche brani cantati. Prinsi Raimund hanno tenuto numerosi concerti in Italia, intervenendo anche ai primi folk festival come Cantè i euv a Bra e Fieste di Chenti -poi Folkest- a San Daniele del Friuli (1979 e 1980), Settimana celtica a Milano (1979), Folk Concertus 79 a Firenze, I suoni della memoria in Sardegna e Rassegna di Musica Popolare Cisalpina  a Reggio Emilia (1981) e ai maggiori Festival folk di Germania, Francia, Svizzera e Olanda. Nei primi anni ‘80 la line-up del gruppo cambia varie volte, con uscite e sostituzioni, fino allo scioglimento ufficiale nel 1985.
Al FolkClub, Prinsi Raimund si propone con Silvio Orlandi (voce, dulcimer e ghironda, di cui da anni è stimato costruttore), Maurizio Rinaldi (voce e chitarra acustica) e Sergio Caputo (violino e percussioni, in sostituzione di Gianni Vaccarino, che ha appeso il violino al chiodo tanti anni fa).

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