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24/02/2012 ore 21:30 |
FILIPPO GRAZIANI canta IVAN GRAZIANI |
Viaggi e Intemperie in versione acustica
Filippo Graziani, è nato e cresciuto in un ambiente pieno di musica, suoni, canzoni e grandi artisti. Intorno ai diciotto anni, a distanza di anni dalla morte del padre, inizia con impegno a cimentarsi con la chitarra e percepisce subito la sua grande affinità con questo strumento. A 19 anni, in trio con il fratello Tommy, già navigato batterista con alle spalle anche l'ultimo tour di papà Ivan, inizia a esibirsi dal vivo in club e locali di tutta Italia guadagnando sempre più dimestichezza con i palchi e il pubblico, aprendo concerti e dividendo il palco con artisti come Renato Zero, Vibrazioni, Morgan, Negramaro, Nicolò Fabi e Max Gazze. Nel 2008 forma il gruppo stoner-rock Carnera, con il quale, grazie all'uscita dell'EP First Round, entra nei circuiti dei club nazionali e arriva ad aprire l'unica data italiana di Zakk Wilde, storico chitarrista di Ozzy dei Black Sabbath. Segue un periodo in cui si trasferisce a New York dove suona nei club del Lower East Side, arrivando a essere headliner nello storico Arlene's Grocery, club che ha visto gli albori di artisti del calibro di Jeff Buckley e degli Strokes. Contemporaneamente scrive canzoni in italiano, contaminate dal sapore folk elettrico del nord degli Stati Uniti. Tornato in Italia e rinvigorito dall'esperienza oltre oceano Filippo decide di tornare alle sue radici e iniziare l'avventura di Viaggi e Intemperie, un tour-omaggio alla produzione musicale del padre Ivan. Preso a battesimo dal compianto Pepi Morgia, che ne cura la regia, Filippo inizia nella primavera del 2010 un lungo tour che riscuote un grande successo di pubblico e tutt'oggi tocca i più importanti club e teatri Italiani. Al FolkClub una formazione più acustica e più intimista rispetto al quartetto che si esibì a Maison Musique, nell’aprile 2010, in un seguitissimo concerto, straordinario ed emozionante: Filippo Graziani (chitarre e voce), Bip Gismondi (chitarra, flauto, sax, slide guitar e voce) e Carlo Simonari (tastiere, chitarra acustica, fisarmonica, armonica e voce).
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25/02/2012 ore 21:30 |
La notte delle fisarmoniche con VLADIMIR DENISSENKOV (Ucraina), SIMONE ZANCHINI apre LUCA ZANETTI |
Una serata interamente dedicata ai mantici, con grandi virtuosi
Come già in passato con l'organetto, abbiamo di nuovo deciso di dedicare una intera serata a uno strumento. Questa volta la scelta è caduta sulla nobile fisarmonica, nelle sue varie declinazioni. Abbiamo chiamato due grandi e affermati virtuosi dello strumento, e un fisarmonicista meno noto, ma non meno bravo a fare da apripista. Denissenkov è una vecchia conoscenza del FolkClub, Zanchini e Zanetti vi esordiscono in questa occasione.
Vladimir Denissenkov, gigante rosso e russo, fine musicista di bajan, la fisarmonica sovietica, vecchia conoscenza del FolkClub, è interprete straordinario dei vastissimi repertori tradizionale, classico e sinfonico di alcune delle ex Repubbliche Sovietiche. Diplomato al Conservatorio di Mosca dopo alcuni anni di intensa attività e collaborazioni con artisti e gruppi locali, raggiunge l’Italia e qui diventa uno dei più stretti collaboratori di Moni Ovadia, specializzandosi nella musica klezmer che è usuale colonna sonora degli spettacoli teatrali di Ovadia. L’intensa attività concertistica non gli impedisce però di curare le sue continue produzioni solistiche e alimenta il profondo attaccamento verso quelle musiche diffuse in tutta l’area della Ex URSS. Velocità, tecnica e virtuosismo esaltano la sensibilità musicale estrema di cui è dotato, che gli garantisce esecuzioni di particolare coinvolgimento e di forte carica emotiva. Sono sempre ovazioni e non solo applausi che accompagnano le conclusioni delle sua esecuzioni.
Simone Zanchini, di formazione particolarmente eterogenea, è fisarmonicista tra i più interessanti e innovativi del panorama internazionale. La sua ricerca, partendo dal jazz, si muove tra la musica contemporanea, acustica ed elettronica, la sperimentazione sonora e le contaminazioni con le musiche del mondo, sfociando in un personalissimo approccio alla materia, sempre in equilibrio tra rinnovata tradizione e pura ricerca. La ricerca che Zanchini persegue da tanti anni veste la fisarmonica di un abito insolito e personale che ne esalta le possibilità timbrico-espressive al di là di ogni genere. Nelle sue esibizioni ai momenti di improvvisazione estemporanea si alternano composizioni originali dello stesso Zanchini e brani di grandi compositori da Gershwin a Piazzola.
Zanchini, diplomato con lode in Fisarmonica classica presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, ha suonato nei più importanti festival e rassegne in Italia e all'estero. Vanta collaborazioni con grandi musicisti internazionali: Gianluigi Trovesi, Javier Girotto, Marco Tamburini, Massimo Manzi, Paolo Fresu, Bruno Tommaso, Frank Marocco, Antonello Salis, Han Bennink, Art Van Damme, Adam Nussbaum. Collabora stabilmente dal ‘99 con i Solisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano.
Apre il concerto Luca Zanetti, interessante fisarmonicista torinese, che ha collaborato con vari cantautori (Deidda, Caucino, Giorgio Conte) e ha suonato con prestigiosi artisti (Pascale Charreton, Kenny Wheeler, Gianni Coscia, Gianluigi Trovesi, Armando Corsi, Inti Illimani). Il suo stile spazia dal jazz alla musica popolare, sempre alla ricerca delle estreme possibilità timbriche dello strumento.
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02/03/2012 ore 21:30 |
KIT DOWNES TRIO (UK) |
Torna l’astro nascente del pianismo jazz britannico
Pianista e compositore, Kit Downes eslpode sulla scena Jazz inglese con la band Empirical, che porta ad esibirsi in tutta Europa e America, e poi con i Troyka, Stan Sulzmann, Fraud and Acoustic Ladyland. Indicato senza mezzi termini dalla stampa specializzata britannica come il nuovo Brad Mehldau, Kit è acclamato vincitore del BBC Jazz Award come Astro Nascente nel 2008 e insignito del Yamaha Scholorship nel 2009 e nel 2010 vince a mani basse il British Jazz Award. Dopo l’esperienza con gli Empirical, Kit da corpo al suo progetto in trio e il suo album d’esordio (Golden–2009, Premio Mercury Music 2010) lo consacra sia come esecutore che come compositore. La maturità, l’intelligenza artistica e l’affiatamento che traspaiono dalla musica eseguita da Kit e i suoi compagni (due straordinari giovani musicisti, entrambi premiati dalla Royal Accademy: il bassista Calum Gourlay e la nuova stella della batteria James Maddren) sono proprie solo di chi lavora insieme da molti anni. Per il secondo CD con il suo trio (Quite Tiger – 2011, che verrà presentato al FolkClub in data unica italiana), Kit ha chiamato ospiti del calibro di James Allsopp (clarinetto basso), Josh Arceleo (sax tenore) e Adrien Dennefeld (violoncello), presenti anche nei concerti del lancio del disco. La band ha speso questi anni nella ricerca e nello sviluppo di un suono proprio, utilizzando come ispirazione melodie di artisti come Bela Bartok, Bill Frisell o Skip James, nel tentativo di creare un sound che fosse accattivante senza sacrificare la propria integrità. In soli due anni hanno registrato per diversi programmi della BBC Jazz e si sono esibiti sui palchi di Norvegia, Israele, Germania e Austria, oltre –ovviamente- ad aver suonato in lungo e in largo in tutto il Regno Unito. Il pianismo di Downes, graziato di ‘carisma gentile’ e ‘cinematica capacità narrativa’, in apparenza lucidamente distratto, è toccante per la sensibilità insieme ariosa e coagulante, aprendosi senza lacerazioni a vedute oltre l'orizzonte dello standard, in uno stile di ampio respiro con assortiti punti di forza e originalità. Ringraziamo Radio Londra ed Enzo Zirilli che ce lo hanno fatto conoscere nel gennaio del 2010 in un mirabile concerto al FolkClub che i presenti ben ricorderanno; il ritorno di Kit Downes è quindi attesissimo.
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03/03/2012 ore 21:30 |
PEPPE VOLTARELLI |
Il Viaggio, i Padri e l’Appartenenza
Raccontarsi attraverso un set essenziale di voce, chitarra e fisarmonica: questo è il viaggio di Peppe Voltarelli che, guidato dallo spirito dei padri fondatori della canzone italiana, ripercorre le tappe del suo continuo emigrare da sud a nord, dal Mediterraneo al Sudamerica, da un paesino sperduto sulle pendici della Sila ad un circolo letterario in profonda Moravia. E’ il percorso di un uomo e di un artista che descrive il suo Sud con sguardo ironico, sospeso tra amarezza e surrealismo. Canzoni in italiano e in dialetto, tentativi poetici, accenni di impegno civile impastati con un ritmo sussurrato e discreto per affrontare la crisi partendo dalla necessità dell'alleggerimento dai pesi: in borsa l'indispensabile per rimanere musicalmente ed ecologicamente a impatto zero. Un concerto e una cifra stilistica condotti sul filo della misura e dell’equilibrio, con un sorriso composto sulle labbra e un tocco leggero sulle corde della chitarra. In scaletta preziosi omaggi a cantanti, autori e poeti di riferimento nel percorso artistico di Peppe, oltre a canzoni da Ultima Notte a Malà Strana (disco targa Tenco 2010 che Peppepresentò al FolkClub l’anno corso) arrangiate e ‘spogliate’ in una nuova veste, pezzi mai suonati prima dal vivo e altri tratti dal vecchio repertorio di Peppe, quello condiviso con il Parto delle Nuvole Pesanti. Canzoni e contenuti in purezza.
Dopo la sua straordinaria partecipazione a Porto Franco in settembre, il concerto di Peppe al FolkClub è il ritorno a casa di un Amico, esserci è un imperativo!
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09/03/2012 ore 21:30 |
FRANCESCO PIU TRIO |
Il futuro del blues acustico italiano arriva dalla Sardegna
Per la prima volta Francesco Piu è al FolkClub. Ci arriva in trio, scortato da Pablo Leoni alla batteria e Davide Speranza all’armonica, con il suo fresco talento e con un nuovo album di inediti in uscita a inizio 2012.
Il futuro del blues italiano arriva dalla Sardegna, questo giovane chitarrista autodidatta, armonicista e cantante, presentandosi in versione solitaria ha già saputo stupire gli spettatori di festival prestigiosi quali l'International Blues Challenge di Memphis (dove si è esibito come rappresentante dell’Italia dopo aver vinto le selezioni nazionali) e il Pistoia Blues. Ha aperto per il padre del british blues John Mayall, duettato con artisti del calibro di Tommy Emmanuel, è stato due anni in tour come chitarrista di Davide Van De Sfroos e come opening-act ha fatto parte del fortunato tour della Treves Blues Band Blues In Teatro. Una miscela esplosiva di blues, funky e soul in chiave acustica, questa la formula magica del sound di Francesco Piu, un prodigioso one-man-band che viene definito dalla rivista Guitar Club una vera e propria forza della natura!. Accompagnando la propria voce con strumenti quali chitarra acustica, dobro, weissenborn, banjo, lap steel e armonica, Francesco si è ritagliato uno spazio di rilievo nel panorama del blues italiano ed internazionale. Partecipando ai più importanti festival del genere (Narcao Blues, Trasimeno Blues, Magic Blues, Santa Blues de Tenerife, Blues au Chateau, Salaise Blues per citarne alcuni) ha aperto anche concerti per grandi artisti quali Jimmie Vaughan, Robert Cray, Charlie Musselwhite, The Derek Trucks Band, The Fabulous Thunderbirds, Sonny Landreth, Joe Bonamassa, Larry Carlton, Eric Bibb e calcato il palco con artisti del calibro di Roy Rogers, Guy Davis, Sandra Hall, Kevin Welch, Andy J.Forest, Sugar Blue, Keith Dunn, Eugenio Finardi e molti altri. Nel 2003 è primo premio al concorso Blues From Sardinia al Narcao Blues Festival, nel 2008 è primo premio al Out of the Blue’s di Samedan (SWI) e nel 2011 si aggiudica il prestigioso Premio Maria Carta. Ha all'attivo due album a suo nome. Il primo (Blues Journey - 2007) è interamente suonato da Francesco; il secondo, Live at Amigdala Theatre (2010) è in trio con il magistrale supporto di Pablo Leoni a batteria e percussioni e Davide Speranza all'armonica, e si aggiudica la palma di Miglior CD del 2010 alla II edizione del Premio Nazionale Radio Trampa, dedicato alle produzioni indipendenti. Al FolkClub Francesco ci farà ascoltare in anteprima il suo nuovo lavoro discografico. Travolgente!
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10/03/2012 ore 21:30 |
MAGGIE MACINNES & ANNA MASSIE (Scozia) |
La migliore arpa gaelica ritorna al FolkClub con la chitarrista dei Blazin' fiddles
Una amicizia di lunga data unisce il FolkClub e la straordinaria arpista e cantante scozzese Maggie Macinnes. Se Maggie ci scrive di essere “delighted” di ritornare al FolkClub, altrettanta è la nostra delizia di poter riascoltare la sua arpa delicata e la sua voce soave. Inoltre, questa volta, ad arricchire il piatto, c'è la compagna di viaggio di Maggie: la favolosa chitarrista Anna Massie, che negli ultimi anni si è affermata come una delle migliori strumentiste in ambito folk. In una serata, quindi, ecco rappresentate al meglio due importanti linee guida della nostra programmazione: ripresentare i migliori artisti già passati al FolkClub, e andarne a scoprire di nuovi, altrettanto bravi.
Maggie Macinnes canta splendidamente in inglese e gaelico, suona con virtuosismo il clarsach (l’arpa celtica) e compone buona parte della musica che esegue. Nata a Glasgow, discende da una famiglia di musicisti originaria dell'isola di Barra, nelle Ebridi (sua madre, Flora McNeil è la migliore cantante tradizionale di Scozia, e fu con Maggie al Teatro Regio, nel 2008, per la festa del nostro Ventennale). Nel 2004 vince il premio della BBC come Miglior cantante gaelica dell'anno; ha pubblicato 5 CD a suo nome con la Marram Music, mentre il suo sesto lavoro, uscito recentemente peer la Shore Records, è un album in duo con la cantante irlandese Colum Sands intitolato The Seedboat nel quale le due virtuose approfondiscono gli stretti legami che uniscono la musica irlandese e quella scozzese. Maggie ha composto per numerosi documentari della BBC. Maggie ha suonato in molti gruppi della scena celtica mondiale, tra cui gli Ossian, negli ultimi anni ha collaborato stabilmente con la chitarrista Anna Massie. I suoi concerti sono arrivati in Canada e Russia, ed è stata protagonista dei più importanti festival di musica folk (Hebridean Celtic Festival, Lorient Interceltic, Belfast Festival, Celtic Connection).
Maggie, sempre magistralmente in bilico tra riproposta e rilettura, presenta il suo repertorio composto da composizioni originali e dalle più belle e originali ballate della tradizione scoto-irlandese e gaelica, con una intensità unica, che va oltre il virtuosismo per comunicare le emozioni e il vissuto che solo la musica tradizionale sa donare.
...la più grande nella musica gaelica oggi.. Folk Roots Magazine.
Anna Massie è chitarrista, violinista e mandolinista di incredibile talento. Fa parte dei Blazin' Fiddle, e collabora anche con The unusual suspects, Capercaille e in duo con Mairearad Green. Nominata tre volte (2005, 2008 e 2010) Miglior Strumentista ai premi della BBC per la musica tradizionale è l'ennesimo esempio di come il folk anglo-sassone sia vivo e continui a proporre giovani talenti che rinfrescano la tradizione portando in dote la loro creatività artistica.
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17/03/2012 ore 21:30 |
DUCK BAKER (USA) |
Ritorna un’istituzione della chitarra finger style mondiale
…molto semplicemente: Duck Baker è il primo chitarrista Americano fingerstyle… (Sign Out). Duck Baker è uno dei più stimati chitarristi fingerstyle della sua generazione. Il suo repertorio spazia dalla musica tradizionale Irlandese al bluegrass, al blues, al gospel, ragtime e swing. Nonostante la sua reputazione di straordinario virtuoso, il successo delle sue performance dipende largamente dal suo approccio al pubblico: divertente, rilassato e istruttivo, sempre armonioso sia quando canta che quando si cimenta in brani tecnicamente arditi. I suoi arrangiamenti per chitarra hanno influenzato centinaia di musicisti e molti grandissimi della chitarra acustica hanno interpretato e registrato suoi brani e arrangiamenti: Stefan Grossman, John Renbourn, Pat Kirtley e Joe Miller. E’ apparso nei cartelloni dei più importanti festival di chitarra d’America e d’Europa ma la considerazione che il mondo della musica ha di Duck non è dovuta solo a ciò che egli ha fatto per la chitarra: il suo contributo è stato rilevante in molti campi. Diversamente da molti chitarristi che ‘prendono in prestito’ brani da diverse tradizioni musicali per comporre i propri concerti in solo, Duck ha maturato una specifica conoscenza in ciascun ambito suonando in situazioni di gruppo e successivamente ha basato i suoi arrangiamenti in solo su queste formative esperienze. La sua abilità nell’interpretare fedelmente differenti tradizioni musicali si riflette nella varietà di musicisti con cui ha collaborato: da musicisti della tradizione Irlandese e Scozzese come Pat Kilbride, Brian McNeill e Tony McManus, ad artisti old-timey e bluegrass come Art Rosenbaum, Jeff Davis, Dan Cray e Tim O’Brien fino a bluesman come Jerry Ricks, Charlie Musselwhite e Mike Cooper.
Nato nel 1949 in Virgina (U.S.A.), Duck ha trascorso la sua adolescenza suonando in band rock e blues, prima di interessarsi al fingerpicking che abbondava nelle coffeehouse locali. Il pianista ragtime Buck Evans ha esercitato sull’evoluzione musicale di Duck un’influenza fondamentale, stimolando il giovane chitarrista all’ascolto del ragtime e del jazz dei primordi in un momento storico in cui erano largamente trascurati. Trasferitosi a San Francisco all’inizio degli anni ’70, Duck si mostra attivo sia in una band bluegrass che nella fiorente scena swing e jazz, avendo così modo di confrontarsi con veterani della Bay Area quali il pianista Burt Bales e il clarinettista Bob Helms. Dalla fine dei ’70 Duck comincia ad esibirsi in solo, viaggiando per tutto il Nord America, l’Australia e l’Europa occidentale, nella quale finisce per stabilirsi per 9 anni prima di ritornare a San Francisco nel 1986. Figura divenuta familiare nelle session negli Irish pub di Londra, Duck fonda a metà degli anni ’80 un’associazione con il violinista di Galway (Irlanda) Kieran Fahy, attiva per più di 10 anni. Subito dopo il suo ritorno a Londra nel 2004, Duck e la flautista cantante Maggie Boyle fondano un trio (The Expatriate Game) con il violinista Ben Paley, per esplorare i legami tra musica irlandese e musica tradizionale Americana. Tantissime le pubblicazioni discografiche e i libri e DVD didattici al suo attivo. …Duck Baker è un vero genio della chitarra… (Stefan Grossman). …Penso che Duck abbia fissato uno standard al quale tutti noi possiamo aspirare… (Leo Kottke). Duck ritorna al FolkClub dopo più di 8 anni… non perdetevelo!
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23/03/2012 ore 21:30 |
Buscadero Nigts presenta LLOYD COLE (UK) |
Un grande del pop inglese anni ’80 in versione folksinger
Quando nel 1984 uscì il primo disco di Lloyd Cole & the Commotions Rattlesnake, fu una rivelazione: nasceva una nuova stella nel firmamento del pop inglese di qualità, quello che affonda le sue radici nella leggenda dei Beatles, canzoni gradevoli, da canticchiare, e al tempo stesso di grande qualità compositiva. A questo Cole aggiungeva una voce inconfondibile, istintiva, dotata di grande espressività. Da allora sono quasi trent’anni di musica per Lloyd Cole, scivolando sempre più lontano dal mercato, e abbracciando sempre più la qualità e la rilevanza artistica della sua creatività. Oggi Lloyd gira il mondo in versione folksinger, armato solo della sua voce, della sua chitarra e di una voglia irrefrenabile di riproporre i suoi vecchi successi accanto alle nuove composizioni e a una manciata di cover ben scelte (Dylan, Cohen, Reed gli autori più frequentati). Pezzi acclamati e ascoltati innumerevoli volte sulle radio di tutto il mondo, come Perfect skin o Are you ready to be heartbroken, rivivono sotto una nuova luce, mostrando il loro lato più bello ed esaltando le straordinarie capacità esecutive di Cole.
Arduo ripercorrere in poche note una carriera lunga e densa come quella di Lloyd Cole. Dopo il grande successo di Rattlesnake (12 mesi nella top 100 inglese) nel 1984, l’anno successivo è la volta di Easy pieces, seguito nell’87 da Mainstream, nessuno dei due raggiunge il successo dell’esordio, il primo vende bene ma non è ben accolto dalla critica, il secondo al contrario è acclamato dagli esperti ma va male nei negozi. Chiusa l’aventura con i Commotions Lloyd si trasferisce a New York e, nel 1990, pubblica il primo album da solista, l’omonimo Lloyd Cole, che lo proietta nel ruolo di superstar, specialmente in Francia e Svezia. Il tour successivo spiazza i vecchi fan dei Commotions: Cole si presenta in versione elettrica e hard rock. Accanto alla riscoperta del rock elettrico Lloyd conserva una passione per la musica orchestrale, il risultato è Don’t get weird on me, babe, l’album del ’91 che lui stesso definisce “schizofrenico” in bilico tra archi e chitarre distorte. Nel ’93 è la volta di Bad vibes, forse il meno riuscito dei dischi di LC. Il ’95 è l’anno del suo ritorno in classifica con l’album Love story che contiene l’acclamato singolo Like lovers do. Lloyd prepara un nuovo album per dar seguito al successo di Love story, ma divergenze di vedute portano alla rottura del contratto con la Polygram, e a un lungo periodo di silenzio discografico, punteggiato dall’uscita di un “best of” per motivi contrattuali. Lloyd riscopre la dimensione live nei club del Lower East Side di New York, mette insieme una nuova band, The Negatives, e riassapora il live come divertimento. L’esito di questa esperienza è il disco del 2000 The Negatives. Seguono nel 2001 due dischi particolari: etc raccoglie le registrazioni del “disco perduto” del ’96, Plastic wood è un album strumentale elettronico che Lloyd compone al computer. Nel frattempo Lloyd è diventato un folksinger a tutti gli effetti: si esibisce nei club chitarra e voce, componendo canzoni con calma, senza più l’assillo delle major e del mercato. Il risultato di questo nuovo metodo è un piccolo capolavoro: Music in a foreign language, che esce nel 2003. Nel 2004 i Commotions si riuniscono per alcune date che celebrano il ventennale di Rattlesnake. Nel 2006 esce Antidepressant, l’anno successivo la BBC pubblica un box di 3 CD contenente tutte le session di Lloyd (con e senza commotion) per radio e tv britanniche.
Dopo un lungo lavoro d’archivio, nel 2009 esce Cleaning out the ashtrays, un cofanetto di 4 cd con rarità, cover, versioni alternative, b-side, che ripercorrono la carriera di Lloyd. Parallelamente LC intraprende il progetto Folksinger, ovvero la pubblicazione sul suo sito di vari concerti acustici tenuti in giro per il mondo. Nel 2009 forma una nuova band acustica, The small ensemble, il loro ottimo successo live porta alla pubblicazione, nel 2010, in fretta e furia di un CD autoprodotto per rispondere alla pressante richiesta dei fan ai concerti. Infine, nel 2010, Lloyd torna in studio con una band completa, come ai vecchi tempi, per dare alle stampe il suo ultimo CD, The broken record, acclamato unanimemente dalla critica.
Un grande personaggio, che ha attraversato la storia della musica degli ultimi trent’anni cambiando spesso d’abito e di ruolo, siamo fieri di accoglierlo al FolkClub.
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24/03/2012 ore 21:30 |
RITA MARCOTULLI & LUCIANO BIONDINI |
Pianoforte e fisarmonica ai vertici assoluti del jazz europeo
Ancora una volta il grande jazz fa tappa al FolkClub con questo straordinario duo di virtuosi dei rispettivi strumenti: fisarmonica e pianoforte. Rita Marcotulli è amica da lunga data del FolkClub, tanto da aver partecipato all’indimenticabile concerto del Ventennale al Teatro Regio. Luciano Biondini, invece, fa il suo esordio nello scantinato di via Perrone e la cosa ci fa particolarmente piacere perché la sua fisarmonica mancava alla nostra “collezione” di suoni, accanto a quelle di Maestri come Coscia e Saluzzi. Insieme formano un duo di qualità eccelsa, che offre un concerto in grado di deliziare il pubblico tramite un virtuosismo mai fine a sé stesso, ma sempre al servizio dell’emozione che la loro musica sa offrire. La loro collaborazione è nata in occasione della recente lavorazione del CD di Rita The woman next door – Omaggio a François Truffaut, nel quale sono riproposti i più bei temi musicali tratti dalla filmografia del grande regista francese.
Rita Marcotulli si è esibita in svariate occasioni al FolkClub con Nada Trio, Danielson e Nussbaum, Andy Sheppard, Bebo Ferra; e a Maison Musique con il suo tributo ai Pink Floyd; oltre alla già citata partecipazione al nostro Ventennale. Ha condiviso il palco e lo studio con i più grandi del jazz europeo e non solo: Peter Erskine, Hélène La Barriere, Michel Portal, Enrico Rava, Kenny Wheeler, Pat Metheny, Chet Baker, Steve Grossman, Joe Lovano, Dewey Redman, Joe Henderson, Billy Cobham, Richard Galliano, Maria Pia De Vito; numerose anche le sue collaborazioni nel campo della musica d’autore al fianco di Francesco De Gregori, Pino Daniele, Nada, Giorgio Gaber e Noa. La delicatezza e l’eleganza del suo tocco, la sua musicalità moderna e leggibile allo stesso tempo, la rendono la pianista jazz italiana più accreditata e richiesta all’estero. Nell'87 è miglior nuovo talento musicale dell'anno per la rivista Musica Jazz, nel 2010 conquista il Ciak d’Oro, i Nastri d’Argento, le Grolle d’Oro e il David di Donatello per la colonna sonora del film di Rocco Papaleo Basilicata Coast to Coast.
Luciano Biondini è uno dei più eccellenti talenti emersi recentemente sulla scena del jazz italiano ed europeo. Originario di Spoleto, si è mosso inizialmente in ambito classico, conseguendo numerosi premi e riconoscimenti in campo internazionale (Trophèe Mondial de l'Accordéon, Strasser International Award, Premio "Luciano Fancelli”, Recanati International Award). In seguito si avvicina al jazz e viene immediatamente riconosciuto e apprezzato da grandi musicisti come Michel Godard, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Enrico Rava, Ares Tavolazzi, Tony Scott, Enzo Pietropaoli, che dividono il palco e lo studio con lui. In campo extra-jazz collabora con il grande liutista Rabih Abou Khalil, con i Fratelli Mancuso, con Patrick Vaillant e con i cantautori Ivano Fossati e Gianmaria Testa. Si è esibito nei più importanti festival europei (Umbria Jazz, London, Brighton, Dublin, Villa Celimontana, Fano Jazz Festival dei Due Mondi, Perpignan, Leipzig Jazztage, Nancy Festival, Evreux, Brussels), in Cina e in Canada.
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30/03/2012 ore 21:30 |
Buscadero Nights presenta JOHN FULLBRIGHT & ANDREW HARDIN (USA) apre SARSAPARILLA (USA) |
Giovanissimo talento sulle orme di Woodie Guthrie
Il piccolo paese di Okemah, Oklahoma è luogo sacro per il folksinging mondiale, è il luogo dove vide la luce il mitico Woody Guthrie, padre putativo di tutti quelli che hanno preso una chitarra in mano e si sono messi a cantare raccontando storie, esprimendo sogni, cercando un riscatto sociale per sé e per gli altri. Il grande Woody Guthrie quest’anno compirebbe 100 anni, e sarebbe felice di sapere che proprio nella sua città è sbocciato un giovane talento, che sulle sue orme presenta un folk energico, con una voce energica supportata da un’ottima tecnica sulla chitarra e sull’armonica. Anche John Fullbright, come già Guthrie, ha iniziato esibendosi da solo, chitarra e armonica, incendiando tutti i saloon e i pub dell’Oklahoma e in pochissimo tempo si è fatto un nome e una reputazione da quelle parti anche tra i colleghi songwriter più grandi di lui che sono rimasti impressionati dalla capacità di questo ventenne di scrivere canzoni senza tempo come se vivesse in un’epoca storica molto lontana dalla sua. Illustri colleghi hanno speso parole e paragoni importanti nei suoi confronti a cominciare da Kevin Welch, Greg Trooper e Jimmy LaFave che l’ha accolto sotto la sua egida. Fullbright, per la prima volta in Europa e in Italia, presenta il suo primo disco di studio, fresco di stampa, dopo il folgorante esordio discografico con il live registrato al Blue Door di Oklahoma city, che ha fatto gridare al miracolo la critica americana più severa. In bilico tra Dylan e Hank Williams, venato di blues, old time country e jazz, John Fullbright è più di una grande promessa, è già una bella realtà, che tiene viva la musica folk e i suoi ideali. Fullbright suona anche la fisarmonica e il pianoforte e la notte, ancora oggi, è facile trovarlo fuori da una stazione di servizio di Okemah a improvvisare con vecchi amici o qualcuno appena incontrato in un bar, canzoni del suo mentore Townes Van Zandt, Hoyt Axton e Leonard Cohen, di cui ha ripreso la meravigliosa Hallelujah nel suo disco dal vivo.
John approda al FolkClub accompagnato da una leggenda della chitarra acustica, Andrew Hardin, chitarrista prediletto di Tom Russell, Lucinda Williams, Dave Alvin. Camicia a scacchi, faccia da ragazzino, jeans slavati e gli inseparabili cowboy boots che portano i segni dei km percorsi sulla strada e della polvere del West, è il miglior “padrino musicale” che un giovane talento come Fullbright potrebbe sognare.
Apre il concerto Sarsaparilla. La salsapariglia è una pianta arbustiva rampicante nota per le proprietà depurative delle sue radici. Dietro questo curioso nom de plume, si nasconde il progetto alt-folk di Brandon Miller, musicista nato a Philadephia e trapiantato a Berlino, che all'inizio del 2011 ha pubblicato il suo primo album in studio, Everyone Here Seems So Familiar. Le canzoni di Sarsaparilla sono una miscela unica di folk, indie-rock, alt-country e ambient; presentata con una voce delicata e ipnotica. Influenzato da Led Zeppelin, Pixies, Tom Waits, Radiohead e persino da Beethoven, questo ottimo compositore si è guadagnato l'attenzione della scena musicale alternativa berlinese. Una musica semplice e di rara intensità, la sua, che sembra sussurrarci i segreti dei nativi americani e della loro terra. Recensito da Rolling Stone e da gran parte della stampa specializzata, è stato paragonato a Cohen e a Josè Gonzales.

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31/03/2012 ore 21:30 |
RADIO LONDRA presenta KJEKSTAD MARSICO ZIRILLI TRIO feat. ALEX GARNETT (UK) |
Straordinario trio italo scandinavo a supporto di un grande sax
Radio Londra, la nostra originale rassegna, giunge quest’anno alla terza edizione. Nata per portare a Torino, direttamente da Londra, testimonianze significative di come la scena del jazz e dintorni evolve oltremanica, si avvale di uno “speaker” d’eccezione: Enzo Zirilli, l’ottimo batterista e percussionista torinese che risiede e lavora stabilmente a Londra da anni, collaborando con musicisti straordinari provenienti da tutto il mondo.
Evento davvero speciale quello che Enzo Zirilli ha cucinato per l’appuntamento di marzo di Radio Londra. Oltre al consueto ospite londinese, che in questo caso è l’acclamato saxofonista anglo-palestinese Alex Garnett, il nostro Enzo presenta sul palco del FolkClub il suo eccezionale trio italo scandinavo, che condivide con il nostro Alberto Marsico e con l’eccellente chitarrisa norvegese Frode Kjekstad. Il tutto prende il nome del cult movie “torinese” The italian job, e come in quell’indimenticato film se ne vedranno delle belle!
Alex Garnett, saxofonista di formazione classica, viene presto instradato dal padre, buon musicista, sui territori del jazz. Nella sua carriera si è diviso tra i progetti di stampo jazzistico condotti in proprio e il lavoro in studio per rinomate star del firmamento pop e rock inglese (Jimmy Page, Van Morrison, Charlie Watts, Don Weller, tra gli altri). Ospite frequente al leggendario Ronnie Scott’s di Londra, è spesso richiesto da jazzisti americani in tour in Europa come membro aggiuntivo della loro band (tra questi Wynton Marsalis, Scott Hamilton, Sam Moore, Houston Person). Si è esibito nei festival e nei jazz club più importanti: Blue Note, Lincoln Centre, Birdland, Umbria Jazz, North Sea, Rochester NY, Barcelona, Montreaux, Oslo. Il Cd di debutto del suo quartetto, Serpent, uscito nell’aprile del 2011, ha entusiasmato la critica inglese, ottenendo quattro stelle dall’Evening Standard, dal Guardian, Financial Times e dal canale jazz della BBC, per il quale è stato anche disco del mese.
...Serpent colpisce su numerosi livelli, inclusa la qualità della scrittura di Garnett, e la sua straordinaria abilità sullo strumento... Bruce Lyndsay, All About Jazz
Frode Kjekstad è attivo da più di vent’anni come chitarrista, compositore e arrangiatore. Originario di Oslo, ha collaborato con numerosi musicisti americani Lonnie Smith, Eric Alexander, Grant Stewart, Randy Johnston, Wendell Brunious. Il suo primo album, Presenting Frode Kjekstad risale al 2001 e a questo ne sono seguiti numerosi altri. In trio con Zirilli e Marsico ha pubblicato nel 2011 l’album Frode Kjekstad: The Italian Connection! un disco di composizioni originali dei tre.
Completano il trio il nostro Alberto Marsico, superbo interprete dell’organo Hammond, e l’mmancabile “pazzo poeta della batteria” (definizione del critico tedesco Manfred Pabst) Enzo “the inevitable” Zirilli.
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13/04/2012 ore 21:30 |
KEPA JUNKERA (Paesi baschi) |
CONCERTO ECCEZIONALE
Il più grande musicista basco, ai vertici della world music
Kepa è personaggio di valore incomparabile, se oggi le musiche del mondo sono patrimonio comune e il termine “world music” ha cittadinanza sui media, è merito di personaggi come Kepa, che negli anni, grazie al loro straordinario valore artistico, hanno imposto in tutto il mondo l’attenzione per la musica e le culture “altre”. Kepa è il più popolare musicista basco, organettista dotato di tecnica eccezionale, ha saputo conquistare il pubblico di tutto il mondo con il suo originale e personale stile, che attualizza la musica popolare basca con elementi moderni, mutuati dal jazz, dal rock, e dalle musiche popolari di altre tradizioni. Ogni suo concerto è un evento.
Nato a Bilbao nel 1965, e cresciuto immerso nella tradizione basca di balli popolari, feste di piazza, organetti e tamburelli, Kepa Junkera era inizialmente un abile interprete di alboka, il doppio clarinetto basco, per poi affermarsi come il più grande virtuoso di trikitixa (organetto diatonico basco) e uno dei più interessanti compositori nell’ambito della world music. Nel 1988, a 23 anni, pubblica il suo primo album (Kepa, Zabaleta eta Motriku), con Iñaki Zabaleta e Mari Santiago, dove già fanno capolino le prime sue composizioni originali, accanto ai pezzi tradizionali baschi. Nel 1990 si presenta a Madrid con una nuova concezione musicale che unisce il jazz alla trikitixa, che lo porterà a vincere la Muestra de Folk Actual para Jovenes Intérpretes. Da questo fecondo connubio tra jazz e musica popolare nasceranno i suoi lavori più innovativi: Triki Up ( 1990, in compagnia di Zabaleta e Imanol), Trikitixa Zoom (1991), Trans-Europe Diatonique (1992, con l’inglese John Kirkpatrick e il toscano Riccardo Tesi), Kalejira Al-buk (1994), Lau Eskutara (1995, memorabile duetto con il portoghese Julio Pereira). Nel 1998 esce Bilbao 00.00 h, vero punto di svolta della sua carriera, è il disco che catapulta Kepa sul piano internazionale su un doppio versante: quello commerciale e quello artistico. E’ il suo salto definitivo nella world music, l’abbraccio, solidale e che arricchisce, coi suoni di mezzo mondo, dalle Canarie al Mediterraneo, e poi Québec, Europa Centrale, Africa, Galizia, Portogallo, Irlanda... E infatti il successivo Maren (2001) esce per una major ed è un successo internazionale. A questo punto Kepa ha in tasca due dischi d’oro e una nomination ai Grammy Latini del 2002: è una star mondiale. Il Grammy arriva l’anno successivo, per il live K (2003), registrato al Teatro Arriaga. Seguono Athletic Bihotzez (2004), Hiri (2006), Etxea (2008) Fandango (2009 in collaborazione col Melonious Quartet) e il doppio Kalea (sempre nel 2009). Nel 2010 il riuscito esperimento di incontro tra organetto basco e musica cubana Habana Sessions, registrato a Cuba con il pianista del Buena Vista Social Club Rolando Luna.
Finora Kepa ce lo eravamo concesso soltanto nei festival estivi, la sua prima al FolkClub è evento assolutamente straordinario.
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